Chiunque abbia praticato sport, sia a livello agonistico che non, sicuramente sa di cosa sto parlando. Ma anche chi non lo ha mai fatto penso capisca bene a cosa mi riferisco. Qualche tempo fa Julio Velasco, pluridecorato ct della nazionale italiana di pallavolo, ha dichiarato che per vincere nelle competizioni sportive è necessario avere gli occhi della tigre.

Ciò significa non essere mai sazi dei propri risultati, cercare sempre di migliorarsi e non lasciare mai campo a incertezze o passi falsi: quando si ha la preda davanti, indifesa e a portata di mano azzannarla senza tentennare un secondo.

IL TEXAS HOLD’EM

Il  Texas Hold’em non fa eccezione, e anzi è uno degli sport in cui tali insegnamenti possono essere maggiormente applicati. Il giocatore vincente di Texas Hold’em, quello per intenderci che accumula stacks su stacks, che accresce il proprio bankroll a dismisura, che non si cura delle bad beats subite ed è pressoché immune al tilt pesante, è colui che possiede gli occhi della tigre. Il giocatore vincente di Texas Hold’em è pronto ad ammettere ed analizzare i propri errori, a migliorare il proprio gioco, a chiudere una mano quando pensa sia il caso di farlo, ad andare fino in fondo quando si ritiene sicuro di una sua lettura. Siate squali, non polli. Il vero squalo non perde mai la calma, ha il sangue di un alligatore nelle vene, tanto per citare il caro e vecchio Teddy KGB, e quando sente l’odore del sangue, ovvero il profumo da due soldi del pollo di turno, non esita ad azzannare la sua presa.

L’ATTEGGIAMENTO SBAGLIATO

A volte mi capita di sentire commenti mentre sto giocando a Texas Hold’em. E devo dire che quasi sempre sento il classico commento da perdente: “che c…, guarda che donk, a me il colore non mi entra mai, con la sfortuna che ho ero sicuro che avesse in mano un full, capitano tutte a me…” etc..

Questi commenti riflettono il tipico atteggiamento di chi, nel proprio subconscio, si rifiuta di riconoscere i propri errori, e cerca ogni tipo di scusa per poter giustificare il risultato negativo in cui è incappato. Sarebbe corretto invece analizzare la propria mano e capire per esempio che, quando un avversario lega colore e ci porta via il nostro intero stack , dopo che noi gli abbiamo lasciato una carta gratis in slowplay con tris di donne, non è fortuna sua, ma errore nostro, che non abbiamo puntato un ammontare tale da rendere la sua giocata una giocata a valore atteso negativo. La fortuna nel Texas Hold’em non conta, non dimenticalo. Mai.

Articolo a cura di Poker.it